Comunicazione e Marketing: Quando qualcosa funziona #1

Ho deciso di aprire questo piccolo spazio di pensiero perché sentivo il bisogno di confronto.

Quando vediamo certe pubblicità sulla tv pensiamo a quale droga si siano fumati Art Director e Copywriter prima di progettare, presentare, avviare e produrre tale obbrobrio sulle nostre tv, che già -diciamocelo- non fanno questo gran lavoro ultimamente.

Ammettiamolo, ultimamente la pubblicità punta solo ed esclusivamente a colpirci, e per farlo ha due modi a disposizione:

 

1) Puntare sull’idiozia.

2) Puntare sui sentimenti.

 

In entrambi i casi – a parer mio – la pubblicità funziona alla grande.

La prima tipologia non la approfondirò, ma  punta in genere a inserire il prodotto in situazioni simpatiche, comiche o tragicomiche, che in un modo o nell’altro porteranno il consumatore a ricordarsi del prodotto dato lo stravagante scenario in cui si troverà . In svariati casi lo spettatore ricorda più la pubblicità che il prodotto stesso -e in questo caso si parla di vampirizzazione-, che può comunque risultare utile per chi punta al passaparola anche se ha diverse controindicazioni.

 

La seconda tipologia è quella che vedo sempre più spesso.

Già, cercano di vendere sentimenti.

E spesso ci riescono molto bene, ed è proprio di un caso ben riuscito -più di uno anzi- che  voglio parlare in questo articolo, ovvero dell’ultima azione di marketing della Coca Cola.

Esatto, del colosso, della leader delle bibite.

 

Per chi non l’avesse ancora vista:

 

https://www.youtube.com/watch?v=XAB2hhqYABY

 

Avete visto?

Non pensate anche voi che sia geniale?

 

 

Da anni ormai Coca Cola ha fatto suoi i valori dell’amicizia, della famiglia, dello stare insieme.

Questa pubblicità è senza dubbio l’azione di marketing più riuscita che io abbia visto quest’anno promossa da un’azienda nei confronti della sua clientela.

 

Il punto è:

 

PER QUALE MOTIVO RISULTA TANTO EFFICACE?

 

Personalmente, credo per la sua semplicità.

Voglio dire, Coca Cola ha da sempre utilizzato la semplicità nelle sue pubblicità fin dal principio.

 

Un esempio è il pay off dell’azienda -ovvero “stappa la felicità”- che viene esaltato spesso con smiles e immagini di persone in compagnia che condividono durante i pasti il prodotto -poichè stare assieme è in generale sinonimo di divertimento-, il che rimanda a un’associazione di idee dove:

Felicità -Input dello Star bene- = Tante Persone -intesa come Famiglia- = Condivisione cibo -momento di confronto con gli altri membri del nucleo familiare-= Coca Cola.

 

Quindi più semplice di così cosa ci potrebbe essere?

 

La semplicità è fondamentale nella comunicazione di Coca cola, poiché racchiude sempre il messaggio che l’azienda vuole divulgare [qualcosa come “vi vogliamo felici, amichevoli e sorridenti grazie ai nostri prodotti], ma il successo di Coca Cola non è dato solo dalla semplicità.

L’azienda è molto attenta anche a un fattore equamente importante, ovvero il contatto con il pubblico.

Ricordate le moltissime pubblicità dove -in  genere al cinema- la Coca Cola classica veniva sostituita con un altro prodotto Coca Cola più leggero ma con lo stesso sapore.

E i clienti non si erano accorti di nulla.

Qualche malizioso potrebbe pensare che fosse tutta una finta inscenata dall’azienda stessa, ma se anche fosse, ciò che viene mostrata è l’interazione fra azienda e consumatore.

E al consumatore una maggiore interazione piace, quindi è un vantaggio comunque per l’azienda stessa.

 

 

Ultimo fattore importante?

 

Il Marketing di Coca Cola è marketing volto a incrementare le entrate dei consumatori, quindi è sempre al pieno della sua funzionalità in qualsiasi campagna o iniziativa.

Prendiamo l’esempio della pubblicità ripresa prima della bottiglia con il tappo che può essere aperto solo da un’altra bottiglia.

Ciò implica che l’azienda venderà il doppio delle bottigliette.

Coca Cola è sponsor di molti eventi, vanta il logo più conosciuto al mondo e numerose iniziative volte specialmente ai giovani -maggiori beneficiari del prodotto-.

 

Coca Cola ha dato il via quest’anno alla campagna “Share a coke”, che fin dalle prime ore ha riscosso un discreto successo e che tutt’ora colpisce per la sua semplicità e funzionalità.

 

Ricordiamo anche che è stata Coca Cola a “reinventare” il prodotto personalizzato a misura del cliente, scrivendo semplicemente nomi o titoli vari -fra cui amica/fidanzato/bomber ecc-, azione che altri hanno poi reinterpretato per i loro prodotti -Si, sto parlando di Nutella-.

 

Tutto ciò ha avuto successo perché ormai viviamo in un mondo in cui necessitiamo di sentirci parte di qualcosa, non vogliamo essere lasciati indietro e per questo ci uniformiamo la massa.

Coca Cola ha capito ciò e ha probabilmente pensato di utilizzare ciò a proprio vantaggio, e non ha certo fatto male visto il successo avuto.

 

Certo, questo marchio ha una solidissima base alle spalle, e un prodotto molto amato oltre che una buona comunicazione, ma sono e rimango dell’idea che Coca Cola sia e rimarrà per sempre uno dei marchi che più funzionano al mondo.

 

Ad ogni modo ci tengo a precisare che è una mia visione del Marketing, e che non impongo le mie idee a nessuno =)

 

 

 

Parliamo di: Tetsuro Sawada

Uno dei miei artisti preferiti in assoluto, artista che -a parer mio- o ami o odi.

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Senza vie di mezzo, Tetsuro Sawada nasce in Hokkaido -Giappone- nel 1933.

Noto pittore e incisore, appassionato e creativo, frequentò e si laureò alla Musashino Art University, a Tokyo, dove studiò pittura occidentale e sperimentò la sua tecnica primaria, ovvero la serigrafia.

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Successivamente alla laurea, viaggiò sia in Nord che in Sud America, per poi spostarsi a studiare in Francia e Spagna, visitando e integrando gli studi sull’arte occidentale.

Nel 1960 iniziò a dipingere con pitture a olio paesaggi astratti e nel 1973 passò a litografie e  serigrafie.

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Non è raro trovare sue opere sparse in vari musei nonché in innumerevoli collezioni private.

Ha anche curato mostre personali a Sao Paulo e Rio de Janeiro in Brasile, a Buenos Aires in Argentina, a Honolulu nelle Hawaii, a Vancouver in Canada e in Hokkaido, in Giappone.

Nel 2006 le sue opere sono state incluse nella mostra “Tokyo – Tokyo – Berlin / Berlino” presso il Mori Art Museum di Tokyo e New National Gallery di Berlino.

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Potremo trovare sue opere nel Museo d’Arte di Cleveland e  nel Museo d’Arte di Cincinnati in Ohio , all’Università del Texas ad Austin, alll’Honolulu Academy of Arts nelle Hawaii, al British Museum di Londra, al Queensland Art Gallery di Brisbane, in Australia e -ovviamente- al Museo Nazionale d’Arte Moderna a Tokyo.

 

Stimato e noto incisore, nel 1980 ha vinto un premio al “Norway International Print Biennial

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Artista complesso e dallo stile ricercato,  I suoi soggetti sono paesaggi e “skyscapes”, ovvero ritagli di cielo dell’orizzonte, non a caso Sawada viene spesso chiamato “The Skyscape Artist”.

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Il suo stile è unico.

A metà fra astratto e geometrico, in ogni sua opera ritroviamo forme orizzontali, colori ricchi, luce onnipresente che si manifesta con grande maestria d’accostamento nella sua tecnica unica di “shading” -ombreggiatura- chiamato “Bokashi”, decisamente più difficile di una serigrafia comune.

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Sawada inchiostra e auto-stampa tutte le sue opere, realizzando un sorprendente gioco di contrasti, giocando su colori opachi e lucidi si può infatti creare -come nel caso delle opere- un ambiente pulito, stilisticamente preciso, forse un po’ troppo rigido, ma che funziona nel complesso poiché cattura lo sguardo.

 

Sawada pubblicò anche un libro: SKYSCAPE – Tetsuro Sawada Works (1989) dove illustra ben 137 lavori svolti fra il 1957 e il 1989.

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Personalmente, mi colpì molto quando vidi per la prima volta una riproduzione di un suo tramonto, ne rimasi incantata.

 

La semplicità dell’operato di Sawada è in netto contrasto con le sensazioni che suscita, qualcosa di mistico, molto moderno data la semplicità delle forme e la recente propensione verso un arte sempre più priva di linea contorno, formata solo da colore o oggetti tridimensionali.

Noto un certo lato fumettistico in tutto l’operato di Sawada, che risulta estremamente moderno e al contempo tradizionale.

Poiché stiamo parlando di un artista giapponese mi riferisco ovviamente all’arte orientale, in particolare quella nipponica, che da sempre segue il filone del fumetto, anche se non come oggi lo intendiamo.

Certo è che molti paesaggi di altri artisti giapponesi potrebbero benissimo, messi a confronto con le opere di Sawada, rivelare che l’arte nipponica sta subendo un’evoluzione affascinante che la rende sempre più interessante dal punto di vista grafico.

 

Trovo comunque che questo autore sia l’emblema dell’arte giapponese così come la immagino, un mix di tradizione e design in 2D che raramente ho visto in altre opere.

 

Sbalorditivo.