Parliamo di: RYAN McGINLEY

Durante queste ultime settimane ho visto di sfuggita una sua fotografia e me ne sono innamorata. Subito dopo ne ho vista un’altra che mi ha disgustato.

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Ryan McGinley è così: un’onda che si infrange costantemente sulla spiaggia della critica. I suoi lavori sono così particolari e quasi maniacali che viene da chiedersi come sia possibile che ci siano scatti simili in giro.
Andiamo con ordine: Ryan McGinley è un fotografo, ma non il solito professionista inquadrato fissato con la geometria e gli allineamenti.
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Particolare e molto schietto, McGinley ci dona fotografie con interessanti temi ricorrenti, fra i quali il nudismo, la gioventù,  la liberazione e l’edonismo: non è raro vedere i soggetti dei suoi scatti intenti a correre nudi su un campo di grano o a consumare droga agli angoli delle città più cupe. In particolare questo tema è piuttosto visibile, anche se è solo un mio modesto parere, nelle fotografie dove i ragazzi immortalati quasi sembra che volino su uno sfondo astratto. Vedere questi scatti genera uno strano tumulto che porta a chiedersi se il soggetto sia reale o indotto, se sia un’allegoria alla droga o una semplice richiesta di libertà.
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Questa particolarità è autobiografica poiché McGinley crebbe in un ambiente ben poco sicuro nell’underground New Yorkese, e già da teenager sviluppò una forte passione per la fotografia che lo portò a ritrarre i suoi amici di allora. Divenne famoso per un libro che fece stampare di 50 pagine con una raccolta di sue fotografie che intitolò “The Kids Are Alright” nel 1999. Nel 2003, all’età di soli 25 anni, Ryan McGinley poteva vantare una mostra personale interamente sua presso Whitney Museum of American Art. 
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Oltre ciò, molti suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste e giornali come ad esempio il New York Times Magazine e Vogue per non parlare dei suoi soggetti, che includono -oltre ai modelli storici che sono i suoi amici- atleti, artisti, attori e fotomodelle. Una seguente esposizione al MoMA stabilì McGinley come uno dei più giovani e promettenti fotografi americani.
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Il perfetto equilibrio fra la natura e l’uomo pongono McGinley come punto fermo della fotografia mondiale attuale. Il contatto fra questi due mondi non è solo reso come docile o favolistico, ma anche tagliente, alle volte brutale come è appunto la natura, i suoi soggetti non fanno i conti solo con soleggiati e primaverili paesaggi, ma anche con la neve e le acque ghiacciate. Vedere l’effetto reale della natura di fronte alla nullità che è l’uomo senza le sue invenzioni (vesti) è sconcertante e fa riflettere. Non dimentichiamoci poi il fattore più importante nelle sue foto: la nudità. 
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Il nudo è aggressivo, il nudo è ribelle, è il marchio dell’adolescenza, è il compagno perfetto del sesso e va a braccetto con la trasgressione, e viene percepito non solo come sporco o denigrante ma anche come qualcosa di affascinante e provocatorio. Niente è scontato e ogni foto può avere la sua rappresentazione personale, fatto sta che McGinley ha suscitato e susciterà scalpore ancora per un po’!
 
Personalmente amo molto questo fotografo, non ne conosco molti in giro con questo genere di stile e talento e uno come lui serviva davvero. Nel 2016 c’era bisogno di lui e della trasgressione che ormai non colpisce ma che rimane sempre uno stile difficile da interpretare, ovvero il nudo. 
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Solitamente non può essere volgare e nemmeno esplicito, McGinley spazza via questi due paletti dimostrando la nuda e cruda verità: L’uomo non è nulla. 
Ed è così vero come concetto, che è quasi sconvolgente crederlo possibile esplicato nelle sue foto, ed ecco perché lo trovo così affascinante. 
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Amo in particolare il rapporto dei soggetti con la natura: in alcuni scatti sembra così dolce e spensierato, è un pugno nello stomaco quando subito dopo si vedono donne sanguinanti in mezzo alla neve, le costole su soggetti quasi anoressici che si contorcono in mezzo a una tempesta, una donna nuda gettata nel fango come una bambola rotta. La vastità della sua visionaria natura è spaventosa e attraente, così affascinante da lasciare perplessi. 
Vi ho lasciato una consistente galleria di immagini che personalmente sono fra le mi preferite!
Voi che ne pensate?
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Parliamo di: Carne Griffiths

Voi non potete capire quanto io ami questo artista.

Lo conobbi principalmente per caso, come quasi tutti gli artisti che mi piacciono, e principalmente perché la sua tecnica artistica include (oltre ai classici grafite e inchiostro) liquidi come tè, alcolici ecc. L’utilizzo di vodka e brandy, per esempio, rende ogni suo lavoro molto caratteristico e interessante, arricchendo il soggetto di per sé rappresentato sempre in maniera estremamente regale benché umana. Pit3

Spesso rappresentanti dei ritratti, le figure di Carne sono per lo più volti.

Donne o uomini non fa differenza, in ognuno di essi risaltano in primis l’uomo e le geometricità del volto.

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Dopo una rapida occhiata si noterà che oltre all’essere umano sono rappresentati sia flora che fauna tramite fiori, foglie di piante e animali.

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Molto interessante il miscuglio di texture, colori, geometrico e tratto dal vivo che viene a crearsi, e anche affascinante. Da sempre abituata ad illustratori molto più “flat”, è sempre un piacere trovare artisti più raffinati, sia nella tecnica che nei soggetti.

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Ciò che a parer mio rende davvero speciale Carne è l’uso geometrico che impiega nei suoi “acquerelli”, un uso strategico che risalta la forma generale del soggetto dipinto, ne plasma la profondità e lo porta su un piano totalmente diverso dal “banale” ritratto.

Oltre a ciò,  è l’affascinante scelta dei colori che spesso lascia incantati.carne_griffiths_13

 

 

Le palette risultano estremamente equilibrate: in genere troviamo colori piuttosto spenti e neutri come il beige e il verde oliva accostati a pochi selezionati colori vivaci e accesi, come ad esempio il cobalto e l’arancione.

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Questi mix risultano non solo azzeccati, ma anche tremendamente dolci e allo stesso tempo accattivanti. Perché ho detto “dolci” e “accattivanti” si capisce in un solo sguardo, le figure risultano incredibilmente genuine e umane eppure tanto irraggiungibili da elevarne i tratti.

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Ho sempre amato l’illustrazione, e adoro gli acquerelli. Ragion per cui non potevo assolutamente non farvi conoscere questo splendido e bravissimo artista!

Che ne pensate? Avete mai sentito parlare di Carne?