Dove: un’evoluzione che rivoluziona

Sono sempre stata una ragazza fuori dai canoni di bellezza, in perenne sovrappeso, con dei capelli e una pelle grassi e terribili che mi han sempre demoralizzato nel cercare di fare amicizie con altri.
Un po’ perché gli altri prendevano in giro in modo feroce, un po’ perché la parola autostima per me ancora non esisteva.

Quindi potete immaginare la mia gioia nel constatare che negli ultimi anni i canoni si sono ammorbiditi, la gente ha iniziato a pensare che il civico “vivi e lascia vivere” sia la soluzione migliore, addirittura grandi aziende, come ad esempio questa, hanno iniziato a mettersi in gioco.

Esattamente.

Una grande azienda.

Era ora no?
Dal 2004 infatti Dove sostiene una campagna volta all’aumentare l’autostima alle donne che ormai l’hanno totalmente persa, o quasi mai avuta poiché in un mondo dove “o sei così o non sei” è facile considerarsi sempre poco, se non addirittura non considerarsi affatto.

Ecco quindi che 11 anni fa assistiamo ad una vera e propria rivoluzione nella vision dell’azienda.
Là dove una volta si inneggiava semplicemente alla bellezza, ora ci si rivolge al significato della parola, a cosa comporta esattamente, al come.

Questi due spot inizieranno a farci capire la mission che Dove si è offerta di fare, completamente in linea con l’idea attuale di bellezza fuori dagli schemi a cui eravamo stati ormai abituati (che comprendevano modelle ipersottili e dai capelli sempre perfetti). Nel primo spot vediamo come effettivamente la pubblicità e il messaggio pubblicitario distorce una modella rendendola più in linea con la bellezza attuale (labbra più carnose, capelli più voluminosi, collo lungo, zigomi più morbidi, trucco perfetto ecc ecc).

Dove si è opposto a tutto ciò, rivoluzionando il messaggio e la visione di ogni donna, iniziando a piccoli passi, facendo prendere coscienza alle persone (che prima avevano identificato le modelle come target da raggiungere) che ognuno di noi è fatto a suo modo e non c’è bisogno di cambiarsi.

In questo video in particolare, si nota quanto queste donne odino diverse parti del loro corpo solo perché spinte dai canoni in cui non si trovano. Il fatto che i loro figli abbiano assorbito questi commenti e questi sensi di inadeguatezza viene messa alla luce in questo spot che ritengo non solo geniale ma anche tristemente veritiero.

Voglio dire, questa è la pubblicità che desidero vedere, questa è la comunicazione che cerco, qualcosa di vero ed emozionale.

[Non nascono che tutte le pubblicità che giocano sull’emozione mi fanno davvero venire le lacrime agli occhi.]

Tutto quello che pensiamo di essere condiziona poi chi veramente siamo, ecco il messaggio reale.

Se pensi di essere una brutta persona finirai per vederti realmente così:

Questo esperimento include un gruppo di donne che, invitate a provare un nuovo cerotto, devono tenere un diario giornaliero sulle loro sensazioni a riguardo del cerotto che dovrebbe rendere più bella la persona che lo indossa.

I primi giorni scorrono normali, ma dopo le donne si sentono più belle, hanno il coraggio di mettersi vestiti più ricercati, di pettinarsi in un modo diverso dal solito, sentono la pelle migliore.

Ebbene, al momento di scoprire cosa c’è nel cerotto, restano allibite nello scoprire che il prodotto testato era solo un semplice cerotto e che tutta quella sicurezza era in realtà la loro.

Ed è su questo filo che Dove continua a stupirmi in positivo, rilascia campagne promozionali splendide e davvero cariche di significato, un esempio per tutti e tutte.

Questo è uno spot dove Dove ha installato su due entrate diverse le scritte “normale” e “bella”. Nel video vediamo che la maggior parte delle donne preferiscono passare nella porta normale, ma solo dopo qualche giorno -o con l’incoraggiamento di qualcuno- iniziano a passare per la porta “bella”, sempre con atteggiamento giocoso:

Ma adoro anche la promozione di campagne su social network -cose bellissime accadono su web!- e questo video per la festa della mamma è la cosa più zuccherosa che si potesse fare:

 

E qui in sostanza c’è tutta la vision dell’azienda, l’obiettivo finale, le aspettative future, ma non dimentichiamoci che questa è e rimane una strategia di marketing che ha di qualche anno anticipato i tempi poiché adesso è dibattito infatti su tutto ciò che riguarda le libertà individuale.

Vi lascio il penultimo video, quello più significativo e carico di emozioni, nonché il mio preferito, poi mi direte se non è geniale, o quantomeno emozionante.

In pratica, a un gruppo di persone vien chiesto di socializzare fra loro, e alla fine della socializzazione a ognuno di loro vien chiesto da un ritrattista di descrivere prima sé stessi e poi un altro membro del gruppo. Il risultato è stupefacente.

La maggior parte delle persone che descrivevano sé stesse rimaneva sconcertata da come in realtà fosse vista dagli altri, si capisce subito qualche ritratto è stato dettato dalla persona ritratta e quale dalla persona descrivente.

L’ho trovato assolutamente meraviglioso, poesia pura, non avrei mai immaginato tanta ammirazione per uno spot, vorrei stringere la mano al team che ha ideato questa campagna perché è davvero meravigliosa.

Perché si tende davvero troppo a svilirsi:

 

Asciughiamoci le lacrime e torniamo a noi.

Non ho intenzione di continuare con i sentimenti quindi vi posto l’ultimissimo video che conclude i miei pensieri su questa marca.

Ed ecco quindi uno spot fresco, cambiamo totalmente genere qui, con un design molto più basico, colori tendenzialmente freddi e molta ironia.

Un simpatico video sulla’”uomo moderno” e il manuale di sopravvivenza stile fumetto:

Molto carino, niente di eccezionale né di originale ma apprezzabile.

In breve, a me questa marca piace moltissimo per come struttura le campagne, per come le rende speciali, per come ti fa SENTIRE speciale per quei 30 secondi di spot televisivo.

A chi non piace sentirsi gratificato?

Credo abbiano colpito nel segno, assolutamente.

Una delle migliori campagne di marketing che purtroppo non vedremo in italia sul grande schermo. Non tutta almeno, perché questi sono i video chiave, per me, di questa nuova vision ma ce ne sono molti altri che spero potrete e vorrete andare a sbirciare su youtube.

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Campari: il marketing è “prodotto”, “equilibrio” e “desiderio”

Potrà anche sembrare banale ma effettivamente non lo è affatto, questo triangolo manca in moltissime campagne pubblicitarie e questa mancanza crea un forte dispiacere nella mia persona e una terribile mancanza di efficacia (a mio personale parere) nella campagna stessa.

Questo triangolo che propongo (prodotto/equilibrio/desiderio)  credo sia la piramide che dovrebbe essere la base per ogni buona pubblicità!

Nel nostro caso mi soffermerò sulla marca Campari perché mi trovo spesso in contrasto con le mie stesse opinioni riguardo a questa marca.

Presenta sempre (almeno negli ultimi anni) questo triangolo, spesso anche in modo piuttosto banale ma sempre impressivo!

 

Iniziamo dagli spot più antichi che sono riuscita a reperire sul web, vi va?

https://www.youtube.com/watch?v=jTtfw9U3WaQ 

Questo è uno spot degli anni ’90, molto blando, molto semplice, per nulla impressivo per come oggi siamo invece abituati ad intendere una comunicazione.

Vedo una donna molto bella (una modella se non ricordo male) bere un drink e farmi gli auguri, infine lo spot.

Adesso la boccerei sicuramente, perché del nostro triangolo questo breve filmato di pochi secondi ha solo il Desiderio ( la biondina).

Sempre negli anni ’90,  ecco un’altra versione della marca, che sembra non avere nulla in comune con il primo spot:

https://www.youtube.com/watch?v=HcwaZE9ys04

Tralasciando il video in bassa risoluzione, eccolo qua il nostro triangolo.

Il Desiderio c’è (le varie attrici e modelle), il Prodotto anche (ovviamente un prodotto di qualità come Campari che viene immesso in una o più situazioni) e infine l’Equilibrio della comunicazione, le inquadrature, i bellissimi colori usati (che son davvero pochi), tutto nella norma del triangolo.

Iniziamo a vedere i primi segni caratteristici degli spot Campari come la forte presenza del rosso e di musiche di sottofondo interessanti e che combinate al video paiono far intendere che ci sia una storia ben più ampia dietro a tutti quei rapidi cambi di scena e quegli sguardi languidi. Mi soffermerei un attimo anche sulle splendide inquadrature e i ritagli fotografici tanto eleganti quanto evoluti (sono molto attuali, e sono passati vent’anni ormai).

Ora, preciso che sono una persona maliziosa (lo ammetto con tranquillità disarmante), ma devo farvi questa domanda:

Che riferimenti sessuali vedete in quest’ultimo spot proposto?

Se la risposta è “nessuno”, dovremmo iniziare a farci due domande, perché i significati di una bottiglia da cui fluisce un liquido probabilmente non verrà più vista da voi allo stesso modo dopo questa piccola sottolineatura.

Come diceva la mia professoressa di psicologia ancora ai tempi delle superiori, nella pubblicità l’80% è sesso.

Sesso e riferimenti sessuali più o meno espliciti, tutto ruota attorno al sesso, tutto ha lo scopo di riportare la nostra mente anche a livello inconscio al piacere, è la base della pubblicità.

Modelle pensierose e ammiccanti e un liquido che esce da un contenitore di forma vagamente fallica (scena ripetuta tra l’altro nello spot) non fanno eccezione.

Molti potranno pensare che sia una forzatura, e non posso certo vietare questo pensiero, ma invito i puri di cuore a riflettere su quanto appena letto perché non credo sia solo un mio pensiero.

D’altronde, “Campari it’s Fantasy” può significare molte cose.

Passiamo alle più recenti ( che comprendono anche Campari Soda).

Questa è in assoluto quella che più mi piace:

https://www.youtube.com/watch?v=RAaiQlXJfL0

Anche qui il triangolo è presente e forte, ravvivato e rallegrato dall’aria di amicizia e complicità (desiderio)  che traspare nello spot, perché tutti in un gruppo di amici abbiamo almeno una volta fatto la battuta su chi avrebbe pagato da bere.

Credo sia anche una trovata geniale usare la canzone degli anni 20 della stessa Campari, un jingle piuttosto carino e molto orecchiabile e allegro, sulla quale è stato cucito uno spot altrettanto allegro (equilibrio) e su misura, perfettamente in linea con il Campari Soda, che è un -prodotto- che non si prende affatto sul serio, che gioca la sua esistenza sul fatto che sia stato progettato per un happy hour con gli amici, una pausa dal lavoro o uno stacco dalla vita quotidiana.

Credo sia una delle comunicazioni meglio riuscite perché non eccessivamente impegnativa né sfarzosa, e assolutamente efficace e reale nell’innocenza, al solito le situazioni quotidiane sono molto più impressive delle situazioni irreali.

 

Altro giro!

https://www.youtube.com/watch?v=RdWnuVwTVRI 

Questo spot è estremamente recente, non so, non mi ha mai convinto del tutto, mi piace la musica ipnotica che sembra una ninnananna bellissima, mi piace il fatto che sia un video fatto per spiegare un nuovo cocktail di casa Campari e adoro la scelta di produzione di un video totalmente ferma, con la telecamera che filma varie angolazioni come se il tempo si fosse fermato, è tutto così onirico e avvolgente che quasi non spiego il perché non mi convinca del tutto.

Ottima l’idea, cliché gli scorci sensuali di schiene e bocche aperte, divertenti le scritte degli ingredienti del cocktail e divina la scelta della musica, credo sia la componente principale di questo spot!

Il triangolo è presente e tecnicamente dovrebbe funzionare ma proprio non ci riesce.

Nel complesso mi piace ma allo stesso tempo nel mio caso non funziona del tutto, manca quel nonsochè che avrebbe potuto dare molto di più.

Lascio a voi l’ardua sentenza.

 

Ora la più interessante, controversa e attuale campagna di tutta la storia di Campari:

 

https://www.youtube.com/watch?v=r4Uz5gqkZbk

 

Onirica, Campari ha sempre avuto questo spigliato e acceso interesse per le situazioni ambigue in tutti i suoi spot, ma in questo è un tema pressante e quasi scabroso.

Un uomo che in realtà è una donna e una donna che in realtà è un uomo, che si cercano, lui/lei che insegue lei/lui, lo scollatissimo vestito di lui e lo sguardo complice di lei, è tutto surreale e leggermente inquietante grazie anche alla colonna sonora non proprio pacifica e tranquilla ma al contrario profonda e oscura (un rito ortodosso registrato al contrario, dei violini, tonalità basse, un gusto dark ricercato ed elettrico, ipnotico).

La musica di sottofondo è una delle sound track usate nel film  Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. 

Scelta casuale? non credo proprio.

Un tocco di classe, questo si.

Se c’è una sola cosa che ho imparato sull’uomo, è che è complicato, e Kubrick ne è un raro esempio.

In particolare questo film, “Eyes Wide Shut“, la cui traduzione è piuttosto disturbante in quanto ossimoro ( Occhi Apertamente Chiusi, si può tradurre nella nostra lingua), racchiude l’intero essere del regista. Occhi che non vedono il reale o che non dovrebbero? il titolo stesso invita a riflessione.

In breve (davvero breve) il film in questione parla di una coppia di sprovvedutissime persone normali che hanno gli “occhi chiusi” o che semplicemente non s’erano interessati al mondo esterno fino al momento in cui non decidono di aprirsi ai rischi e piaceri dei più bassi istinti degli uomini, dove le maschere sono usuali e l’inquietudine regna, avviandosi a situazioni intense sia piacevoli che spiacevoli (giusto per non spoilerare nulla).

Le maschere sono una costante negli ultimi spot della marca, lasciatemelo ribadire.

Comunque sia, io vedo una correlazione fra questo film e questo spot, entrambi invitano alla riflessione sulla natura umana e credo siano temi forti, violenti quasi, ma necessari.

Non è forse attuale la questione Transgender? Questo spot mi incuriosiva da piccola e mi gratifica ora che riesco ad analizzarlo nella mia totale e sconfinata ignoranza dal mio personale punto di vista.

Invito davvero a riflettere e al dialogo, al di là del semplicistico “si sono solo voluti guadagnare una parte di mercato” come qualcuno mi ha detto tirando fuori il discorso, spero si arrivi a riflessioni più profonde di così.

 

E iniziamo ora il declino per me della funzionalità delle campagne Campari.

In sostanza anche il prossimo spot ha le stesse caratteristiche che iniziano ad essere un poco troppo ridondanti e banali:

https://www.youtube.com/watch?v=hjg763Fb804

La solita modella scollata e sensuale, le solite opzioni (due personaggi in maschera che verranno ripresi nei prossimi spot, una collana estremamente preziosa, una donna con ambigue intenzioni) e la modella protagonista che snobba il tutto per un bicchiere di Campari.

https://www.youtube.com/watch?v=0_XNOl3MdeU

Anche questa, nulla di particolare, lei che viene conquistata con un cocktail.

https://www.youtube.com/watch?v=SfBzxUPe4Rk

Uguale sorte per Jessica Alba, che illude il belloccio di turno e si frega il prodotto.

Wow.

Non molto originale.

 

Triangolo presente ma fantasia zero, non ci siamo proprio.

 

Ma il meglio sono le ultime due campagne.

E meglio si fa per dire.

https://www.youtube.com/watch?v=jWZvKX3RvUU

Cosa vediamo?

Una bella citazione, maschere, donne incorsettate e vestite in abiti settecenteschi, un uomo che porta alcolici a più donne e che invita il pubblico alla sua festa, che sembra inizierà a momenti. Ricordo che s’era indetto un concorso perché l’iniziativa fosse più social e tramite Facebook si potevano vincere -sempre se non ricordo male- dei biglietti d’ingresso per la festa di Campari.

Bel tentativo ma non basta un’interazione simile -anche se diretta- per ingraziarsi il pubblico.

Certo.

Meravigliosa la location, splendide le immagini, l’equilibrio c’è.

Il desiderio anche, il prodotto pure.

Quindi perché non funziona?

 

Perché stufa.

 

Sesso = Vendite è uno schema che ha rotto. 

Specie se la marca non sa più che cosa inventarsi pur di continuare su questo filo ormai per lei superato.

Piacere  e  passione sono parole forti che evocano non solo al sesso ma anche a molte altre situazioni.

Questo spot punta sui sentimenti, perché è una tempesta di emozioni vedere il backstage di una festa così sfarzosa, e la citazione è potente, ridondante, i costumi di scena sono splendidi.

 

Allora perché è così impensabile per una marca così famosa e che può permettersi di spendere abbastanza per creare una campagna intelligente cercare di distaccarsi dall’immagine dell’uomo che con un po’ d’alcool può conquistare ogni donna?

Dov’è finito lo stile di Campari che tanto piace?

Confido in una prossima campagna, sperando che sia meno scontata ma altrettanto scenica.

 

 

 

Comunicazione e Marketing: Quando qualcosa funziona #1

Ho deciso di aprire questo piccolo spazio di pensiero perché sentivo il bisogno di confronto.

Quando vediamo certe pubblicità sulla tv pensiamo a quale droga si siano fumati Art Director e Copywriter prima di progettare, presentare, avviare e produrre tale obbrobrio sulle nostre tv, che già -diciamocelo- non fanno questo gran lavoro ultimamente.

Ammettiamolo, ultimamente la pubblicità punta solo ed esclusivamente a colpirci, e per farlo ha due modi a disposizione:

 

1) Puntare sull’idiozia.

2) Puntare sui sentimenti.

 

In entrambi i casi – a parer mio – la pubblicità funziona alla grande.

La prima tipologia non la approfondirò, ma  punta in genere a inserire il prodotto in situazioni simpatiche, comiche o tragicomiche, che in un modo o nell’altro porteranno il consumatore a ricordarsi del prodotto dato lo stravagante scenario in cui si troverà . In svariati casi lo spettatore ricorda più la pubblicità che il prodotto stesso -e in questo caso si parla di vampirizzazione-, che può comunque risultare utile per chi punta al passaparola anche se ha diverse controindicazioni.

 

La seconda tipologia è quella che vedo sempre più spesso.

Già, cercano di vendere sentimenti.

E spesso ci riescono molto bene, ed è proprio di un caso ben riuscito -più di uno anzi- che  voglio parlare in questo articolo, ovvero dell’ultima azione di marketing della Coca Cola.

Esatto, del colosso, della leader delle bibite.

 

Per chi non l’avesse ancora vista:

 

https://www.youtube.com/watch?v=XAB2hhqYABY

 

Avete visto?

Non pensate anche voi che sia geniale?

 

 

Da anni ormai Coca Cola ha fatto suoi i valori dell’amicizia, della famiglia, dello stare insieme.

Questa pubblicità è senza dubbio l’azione di marketing più riuscita che io abbia visto quest’anno promossa da un’azienda nei confronti della sua clientela.

 

Il punto è:

 

PER QUALE MOTIVO RISULTA TANTO EFFICACE?

 

Personalmente, credo per la sua semplicità.

Voglio dire, Coca Cola ha da sempre utilizzato la semplicità nelle sue pubblicità fin dal principio.

 

Un esempio è il pay off dell’azienda -ovvero “stappa la felicità”- che viene esaltato spesso con smiles e immagini di persone in compagnia che condividono durante i pasti il prodotto -poichè stare assieme è in generale sinonimo di divertimento-, il che rimanda a un’associazione di idee dove:

Felicità -Input dello Star bene- = Tante Persone -intesa come Famiglia- = Condivisione cibo -momento di confronto con gli altri membri del nucleo familiare-= Coca Cola.

 

Quindi più semplice di così cosa ci potrebbe essere?

 

La semplicità è fondamentale nella comunicazione di Coca cola, poiché racchiude sempre il messaggio che l’azienda vuole divulgare [qualcosa come “vi vogliamo felici, amichevoli e sorridenti grazie ai nostri prodotti], ma il successo di Coca Cola non è dato solo dalla semplicità.

L’azienda è molto attenta anche a un fattore equamente importante, ovvero il contatto con il pubblico.

Ricordate le moltissime pubblicità dove -in  genere al cinema- la Coca Cola classica veniva sostituita con un altro prodotto Coca Cola più leggero ma con lo stesso sapore.

E i clienti non si erano accorti di nulla.

Qualche malizioso potrebbe pensare che fosse tutta una finta inscenata dall’azienda stessa, ma se anche fosse, ciò che viene mostrata è l’interazione fra azienda e consumatore.

E al consumatore una maggiore interazione piace, quindi è un vantaggio comunque per l’azienda stessa.

 

 

Ultimo fattore importante?

 

Il Marketing di Coca Cola è marketing volto a incrementare le entrate dei consumatori, quindi è sempre al pieno della sua funzionalità in qualsiasi campagna o iniziativa.

Prendiamo l’esempio della pubblicità ripresa prima della bottiglia con il tappo che può essere aperto solo da un’altra bottiglia.

Ciò implica che l’azienda venderà il doppio delle bottigliette.

Coca Cola è sponsor di molti eventi, vanta il logo più conosciuto al mondo e numerose iniziative volte specialmente ai giovani -maggiori beneficiari del prodotto-.

 

Coca Cola ha dato il via quest’anno alla campagna “Share a coke”, che fin dalle prime ore ha riscosso un discreto successo e che tutt’ora colpisce per la sua semplicità e funzionalità.

 

Ricordiamo anche che è stata Coca Cola a “reinventare” il prodotto personalizzato a misura del cliente, scrivendo semplicemente nomi o titoli vari -fra cui amica/fidanzato/bomber ecc-, azione che altri hanno poi reinterpretato per i loro prodotti -Si, sto parlando di Nutella-.

 

Tutto ciò ha avuto successo perché ormai viviamo in un mondo in cui necessitiamo di sentirci parte di qualcosa, non vogliamo essere lasciati indietro e per questo ci uniformiamo la massa.

Coca Cola ha capito ciò e ha probabilmente pensato di utilizzare ciò a proprio vantaggio, e non ha certo fatto male visto il successo avuto.

 

Certo, questo marchio ha una solidissima base alle spalle, e un prodotto molto amato oltre che una buona comunicazione, ma sono e rimango dell’idea che Coca Cola sia e rimarrà per sempre uno dei marchi che più funzionano al mondo.

 

Ad ogni modo ci tengo a precisare che è una mia visione del Marketing, e che non impongo le mie idee a nessuno =)

 

 

 

#CoglioneNo

Buonasera.

Innanzitutto vorrei parlare della campagna che ha spopolato sul web negli ultimi tempi in campo creativo, ovvero

#CoglioneNo.

Gli Zero c’hanno azzeccato ancora una volta, insomma.

Ma esattamente in cosa consiste tale campagna? Semplicemente, se visualizziamo per un attimo il lavoro creativo in Italia, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Analizzando molte situazioni scopriremo che i clienti spesso e volentieri, quando si presenta il fantomatico momento del “conto”, hanno reazioni particolarmente irritanti:

  • c’è chi strabuzza gli occhi all’odir della cifra
  • chi guarda fuori dalla finestra fingendo di non averci sentito
  • chi pensa che sia troppo a priori per un lavoro che “potrebbe fare anche lui”
  • e chi già pensa a come fotterci nel modo più pacifico e subdolo possibile

Analizziamo le 4 opzioni:

_Lo strabuzzare gli occhi indica che il soggetto mai avrebbe creduto di poter sborsare cifra simile, ergo il suo cervello lo induce a creare reazioni esagerate in modo da farci sentire tristi -famosa tecnica “occhi dolci”, commercial level- e farci abbassare il prezzo indicato, non prima che il cliente abbia esposto il suo giudizio al preventivo.

Pare che con qualcuno, questo genere di tecnica, funzioni.

_Quando guardano fuori dalla finestra non stanno cogitando sulla filosofia della vita, ma si chiedono perchè mai il prezzo sia così irragionevolmente alto.

State pur certi che quando gli spiegherete per filo e per segno ogni voce del vostro preventivo vi guarderanno come foste alieni e ribadiranno che è comunque un prezzo troppo alto.

_I geniacci che pensano di saper fare lo stesso lavoro di un creativo sono un po’ come i pavoni, tutto piume e niente arrosto. A questo punto, se un minimo di intenzione di pagarvi, il cliente, ce l’ha, è probabile che vi chieda altre ventimila modifiche che secondo lui funzionano, per poi ritrovarvi al punto di partenza alla prossima riunione.

_E ora passiamo ai subdoli, che tenteranno di farvi abbassare ad ogni costo quell’ignobile ed esorbitante cifra!

Voi resisterete e continuerete a farlo, finchè anche il nostro subdolo non cederà -questa opzione di solito non è contemplata-.

In caso resistiate entrambi, state pur certi che, consci del fatto che siete dei brutti cattivoni, potrebbe tentare di rifilarvi la solita minestra fredda della crisi che abbatte lui, la sua villa, i suoi poveri dipendenti e la sua yamaha.

Resisteterete, per poi capire che non c’è pericolo che vi paghi la cifra pattuita.

A quel punto a voi la scelta, o la gloria o la fame.

Questa campagna ha riscosso un discreto successo sul web.

Oggetto di critiche e di lodi, personalmente l’ho trovata molto attuale avendo subito io stessa un mancato pagamento da parte di un “cliente”.

Ci sono rimasta così male e mi sono talmente demoralizzata per quel rifiuto…

Lavoro finito e tutto, e questo cambia idea sul da farsi perché la cifra era troppo alta.

E io che come una sciocca mi sono affannata a lavorare che devo dire?

Ho archiviato la faccenda senza troppi complimenti.

Spero di emigrare molto presto,  pensare alla situazione che abbiamo mi fa venire il voltastomaco, un circolo vizioso in cui i giovani non trovano occupazione, i vecchi non raggiungono la pensione, i ricchi ingrassano e i poveri languono.

Incredibile.

Eravamo il centro artistico mondiale qualche secolo fa, ora siamo lo zimbello del pianeta.

Allegria siòre e siòri!

Altro che “surrealismo”!

 

Il surrealismo è una delle correnti che più attraggono le masse e che di questi tempi è sicuramente molto quotata. Si parla, in tale ambito, di automatismi psichici, di sogni, di interpretazioni e di libertà.

Ma sapete cosa è davvero surreale?

Un giorno qualsiasi, senza alcun “perchè”, un venditore ambulante dalle parti di Central Park offre alla vista della gente che passa per strada delle tele interessanti in stile underground. 

Nulla di strano se non fosse che le tele non appartengono ad un comune artista di strada ma a Bansky , il celebre quanto misterioso artista e miliardario britannico.

Le opere sono originali, e valgono molto più di quanto siano state pagate alla bancarella -appena 60 dollari l’una-.

 

Quasi rimanessimo nell’alone di ironia e sarcasmo creata dalle opere di questo writer, solo 3 acquirenti, fra tutti coloro che passano dalle parti di Central Park,  hanno beneficiato di questa, più unica che rara, opportunità, comprando alcune opere per pochi soldi, avendo inconsapevolmente acquisito piccole fortune.

Le opere sono infatti stimate attorno a centinaia di migliaia dollari, soldo più soldo meno.

 

Non sappiamo quando e se ci potrebbe capitare di nuovo di vedere opere originali alla portata di noi comuni mortali, ma di una cosa possiamo esser certi:

I 3 acquirenti si staranno già vantando con gli amici mentre in molti si staranno probabilmente mangiando le mani. 

 

 

Parliamo di…LEO BURNETT!

 

Ormai è noto e risaputo che una buona pubblicità aiuta molto il prodotto a emergere, o ad essere ricordato. 

Uno dei miei pubblicitari preferiti è senza ombra di dubbio Leo Burnett!

Costui è ritenuto uno dei più grandi, stimati e bravi pubblicitari del ventesimo secolo.

Burnett spicca per intelligenza, ironia e innovazione!

Le immagini per lui erano davvero il punto forte nella comunicazione, molto più della parte verbale contava la parte visiva.

Forse è per questo che la maggior parte del suo operato dimostra immagini potenti, forti, ad alto impatto visivo e facili da ricordare. 

Questi valori vengono portati avanti tutt’oggi dalle agenzie pubblicitarie che portano il suo nome sparse nel mondo. 

Creatore delle prime pubblicità della Marlboro, Minnesota Valley Canning -e il conseguente “Jolly Giant Green”, l’omone gigante vestito di fogliame che potrebbe benissimo essere scambiato per Hulk o l’ormai storica Tigre “testimonial” dei Kellogg’s !

Sono tutte pubblicità storiche che hanno segnato un’epoca ancora attuale.

Si, perchè non è possibile sostenere che siano “passate di moda”, al contrario!

Ma tornando alla Leo Burnett Italia, personalmente la amo!

Non solo molte delle pubblicità che ci circondano appartengono alle menti geniali che lavorano dietro questa agenzia , ma spesso questi creativi sono i creatori di personaggi come “Cinzia, your skin friend”, famosissima star di youtube.

Cinzia è una ragazza che utilizza ingredienti sempre più assurdi per migliorare la pelle. La bellezza di questo personaggio è che è un fake, realizzato apposta dall’agenzia Leo Burnett Italia un po’ per ironizzare le decisioni di moltissime donne che, piuttosto che rivolgersi a specialisti o dermatologi, cercano soluzioni ai loro problemi su internet.

Mettersi polipi in testa, utilizzare la pasta della pizza come maschera per il viso o rovesciarsi addosso litri di caffè sono solo una piccola parte delle cose che Cinzia filma e posta sul suo canale youtube, sempre più attesa e amata dal pubblico di internet che ha accolto la provocazione dell’agenzia con una sincera risata.

E mentre qualche credulone tenta davvero di cucinarsi una torta sui capelli, qualcuno più realista ride sinceramente grazie all’effetto mediatico che negli ultimi anni ha più destato scalpore e stupore fra i nostri connazionali.  

 

Questo progetto virale riesce a far vincere un Oro alla Leo Burnett Italia!

http://www.youtube.com/user/CinziaXlaPelle —-> il link del canale di Cinzia

 

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I Migliori o i Peggiori?

Parlando di Grafica non possiamo fare a meno di menzionare la grafica pubblicitaria, e con essa il delicato mondo in cui viene introdotta.

Chi di noi, dopotutto, non conosce il classico marketing?

Un mondo in cui il nostro prodotto deve riuscire ad emergere mostrando le sue migliori qualità e funzionalità.

Che sia uno smalto, un sapone o degli spaghetti, il prodotto DEVE risultare attraente e appetibile.

Come fare quindi quando, in mezzo a migliaia di altri Hotel, il nostro risulta decisamente inadeguato e scarso?

Potremmo prendere esempio dai gestori dell’ Hans Brinker Budget Hotel ad  Amsterdam che, consapevoli di non poter mascherare gli innumerevoli difetti dell’edificio che gestiscono, hanno deciso di attuare una campagna pubblicitaria differente.

Divertente ed ironica, questa azione di marketing è decisamente andata a buon fine visto l’immediato successo sul web.

FOTO – L’hotel più brutto al mondo fa una pubblicità geniale

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Perché questo blog?

Un po’ per il motivo di tutti direi.

Condividere esperienze e informazioni, avere un approccio diretto con le persone, conoscere nuove realtà e punti di vista.

Un semplice blog è l’ideale, un posto in cui descrivere esperienze, lavori e magari condividere notizie interessanti sul mondo che più mi ha assorbita negli ultimi anni: la Grafica.

Questo mondo eccezionale sta seriamente prendendo piede nella vita di ognuno di noi, e nemmeno ce ne stiamo accorgendo.

Ogni pubblicità vista per strada, ogni poster musicale, ogni genere di animazione è grafica.

Fantasia, amore, passione e caffè.

Non serve altro in questo campo credo.

 

Chi sono?

Mi chiamo Sabrina Mor, ho 19 anni e sono una Grafica Pubblicitaria diplomata nell’anno 2012/2013 presso l’istituto I.I.S.S. di Brescia.

A differenza di molti miei ex compagni di scuola, mi piace ciò per cui ho studiato e seguo con passione tutto ciò che riguarda l’animazione, la grafica, il cinema e la fotografia.

Purtroppo ho constatato sulla mia pelle che in Italia, per quanto il nostro popolo vanti un passato splendente di arte e ingegno artistico, la mia professione è praticamente svalutata, quasi sconosciuta.

Ecco perché spero di farmi un nome, in modo da poter tentare fortuna in nuovi porti, e sto lavorando a molti progetti personali proprio per questo.

Ho già ricevuto diversi incarichi nel mio settore, ma non basta.

 

Cosa vorrei diventare?

 

Ho molti sogni, e ben poche speranze.

Mi piacerebbe aprire una mia agenzia fuori dall’Italia, o esercitare la mia professione come freelance, un’animatrice stop motion o di grafica 3D, ma la mia aspirazione più grande è quella di essere un Art Director in un paese estero, motivo per cui voglio impegnarmi ad imparare almeno altre due lingue, pur conoscendo abbastanza l’inglese.

Puntavo allo spagnolo, lingua facile, e al giapponese, lingua difficile.

Alle medie ho studiato per tre anni francese, ma non è una lingua che amo particolarmente, come suono preferisco la lingua giapponese, molto più dolce e rotondo.

Di sicuro non mi annoierò durante il tragitto, viste le difficoltà con le quali dovrò confrontarmi.

 

 

Se penso di rimanere in Italia?

Forse per altri tre, al massimo quattro, anni.

Giusto per vedere che piega prende il nostro paese, per imparare le lingue e i programmi che mi interessano e per racimolare una minima esperienza, ma poi me ne andrei quasi di sicuro.

Ciò che faccio qui è considerato inutile, e io non accetto né condivido questo pensiero.

Un logo, un’insegna, una fotografia alla nostra persona è un biglietto da visita per chi non ci conosce, e sta a noi invogliare l’interlocutore a conoscerci, pur mantenendo integro e visibile il nostro carattere e il nostro stile in ciò che esso vede.

Non tutti sono capaci di fare qualcosa di simile, e vorrei che la gente lo capisse.

 

Curiosità!

Ho una grande passione per il paese del Sol Levante, fin dai primi anni di scuola superiore, tanto che a Brescia vengo riconosciuta più con il mio soprannome –Kuro Ichigo 黒莓– che con il mio nome vero.

黒莓 nasce dalla mia passione per il colore nero –黒/ Kuro– che spesso non manca nel mio operato, e la mia adorazione verso le fragole –莓/ Ichigo-.

Cognai questo soprannome in prima superiore, e lo porto sulla pelle da ormai quasi 6 anni.

Il mio primo approccio con la lingua giapponese lo devo agli anime.

Grazie a loro ho imparato molte parole  che mi hanno invogliato ad approfondire la conoscenza della lingua, della cultura e dell’animazione impareggiabile del Sol Levante.

 

Mi piace molto anche l’arte asiatica in generale, per molti è statica e senza senso, io la trovo estremamente mutevole nella sua bellezza, nell’accostamento di colori o di materiali e forme.

C’è artista e artista, personalmente non me ne dispiace nessuno.