Parliamo di: Annie Leibovitz

In questi anni abbiamo assistito a un vero e proprio fenomeno in crescita per quanto riguarda l’intrattenimento: tutti questi fan delle serie tv da dove arrivano? e questi appassionati di fumetti e manga? Ricordo che nel 2008 mi avvicinai io stessa a questo mondo che veniva -letteralmente- snobbato ed etichettato come genere esclusivamente infamtile. Quindi cosa ha portato questo avvicinamento al mondo fantasy da parte di molti scettici e curiosi? L’evasione dalla realtà forse, o magari il semplice gusto e piacere di leggere/guardare l’evolversi di una particolare storia suppongo. Un esempio? Game of Thrones. A me non piace -son gusti- ma ha letteralmente conquistato il mondo! Altro esempio? Harry Potter.

Altro?

Hunger Games, La ruota del Tempo, Il ciclo di Shannara, Il signore degli Anelli, La saga di Terramare e chi più ne ha più ne metta! Asteniamoci dal citare altre storie quali fumetti o manga per evitare di allungare troppo la lista, ma in fin dei conti tutto ciò ha un filo conduttore.

Sono tutte storie fantastiche i cui eventi vengono narrati in mondi magici, ed è proprio di un mondo magico che iniziamo a parlare: quello incantato delle favole Disney! Parliamo infatti di una talentuosa fotografa ritrattista, Annie Leibovitz.

Nata a Waterbury  nel 1949, la Leibovitz ha lavorato diversi anni per la rivista Rolling Stones  (a lei dobbiamo il celebre scatto di Yoko Ono e John Lennon in un nudo abbraccio) ma anche per American Express, Vanity Fair e la nostrana Lavazza. Ha realizzato il calendario Pirelli 1999, ha esposto alla National Portrait Gallery -unica donna- e ha curato il calendario Pirelli 2016. E voi direte, che c’entra?

Ci sto arrivando 🙂

Una donna straordinaria e con un talento intenso e genuino. Oltre a quanto scritto sopra, ha collaborato con molti attori nel corso della sua vita, ed ecco che siamo arrivati al punto.

Fra i diversi shooting fatti a Lady Gaga, Demi Moore, Christo, Leonardo di Caprio e Angelina Jolie, troviamo un particolare ciclo artistico dove la Leibovitz ha ben pensato di dare vita ai personaggi Disney.

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Sono meravigliose non trovate? e ci sono molti altri scatti interessanti di quest’artista.

Trovo particolarmente interessanti gli scatti di moda delle attrici e modelle, li trovo molto variegati, sia morbidi per quanto riguarda luci e colori che taglienti e più in toni dark.

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Molti soggetti non li avremmo mai immaginati assieme, eppure…

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L’eleganza è la caratteristica principale di Leibovitz, i tratti spesso fiabeschi che sfoggia nei suoi scatti delineano una personalità brillante e il bilanciamento dei colori ha e da un equilibrio particolare a ogni immagine.

A prima vista, per esempio, lo scatto qui sotto -realizzato per VOGUE- appare ben bilanciato, eppure ci sono dei colori che solitamente non vengono abbinati – es. Rosso/Rosa. Rimane una foto estremamente piacevole alla vista, l’espressione di lei -la splendida Drew Barrymore- mi evoca in maniera estremamente forte la pittura preraffaellista, data anche forse dai capelli ramati e la pelle bianchissima dell’attrice -chi mi conosce sa che è una delle correnti che più amo- .L’abito vaporoso, il contrasto di colori ma soprattutto la forte presenza di ombre estremamente scure rende il tutto davvero magico.

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Si è occupata anche dello shooting per quanto riguarda il film su Marie Antoinette , interpretata da Kirsten Dunst. Qui la Dunst indossa uno dei tanti abiti che ha sfoggiato in occasione del film solo ed esclusivamente per VOGUE. In questo caso parliamo di Dior.

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Non solo Fiabe ma anche alta moda e un off topic: un ritratto di sua Maestà. Esattamente, Leibovitz ha realizzato anche dei ritratti per la Regina Elisabetta II. Qui uno dei tanti scatti trapelati in rete. Oltre che per sua Maestà ha realizzato altri scatti per molti altri attori che troverete in rete. Vi invito a cercarli.

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Amo molto questo scatto con Angelina Jolie. Da quando ha interpretato Malefica, non riesco a vederla bene in nessuna salsa -sebbene la storia del film non mi sia per nulla piaciuta-. Lei ha un viso che rende perfetto qualsiasi abbinamento, ma con le tinte fredde dona il meglio di sè. Le labbra dai toni naturali accentuano questo contrasto e lo valorizzano.

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Lady Gaga è sinonimo di eccentricità e glamour, un abito del genere non poteva che sceglierlo e portarlo come solo lei sa fare. Apprezzo il contrasto fra il rosso del tessuto, il biondo dei capelli e lo sfondo chiaro ma ombreggiato in fondo.

E anche questa volta abbiamo parlato di fotografia.

Il prossimo sarà un articolo che si distacca da questo filone, vi invito a seguirmi e anche a -se volete- a farmi sapere che ne pensate e a segnalarmi artisti che potrebbero essere interessanti!

Alla prossima :D!

Parliamo di: RYAN McGINLEY

Durante queste ultime settimane ho visto di sfuggita una sua fotografia e me ne sono innamorata. Subito dopo ne ho vista un’altra che mi ha disgustato.

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Ryan McGinley è così: un’onda che si infrange costantemente sulla spiaggia della critica. I suoi lavori sono così particolari e quasi maniacali che viene da chiedersi come sia possibile che ci siano scatti simili in giro.
Andiamo con ordine: Ryan McGinley è un fotografo, ma non il solito professionista inquadrato fissato con la geometria e gli allineamenti.
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Particolare e molto schietto, McGinley ci dona fotografie con interessanti temi ricorrenti, fra i quali il nudismo, la gioventù,  la liberazione e l’edonismo: non è raro vedere i soggetti dei suoi scatti intenti a correre nudi su un campo di grano o a consumare droga agli angoli delle città più cupe. In particolare questo tema è piuttosto visibile, anche se è solo un mio modesto parere, nelle fotografie dove i ragazzi immortalati quasi sembra che volino su uno sfondo astratto. Vedere questi scatti genera uno strano tumulto che porta a chiedersi se il soggetto sia reale o indotto, se sia un’allegoria alla droga o una semplice richiesta di libertà.
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Questa particolarità è autobiografica poiché McGinley crebbe in un ambiente ben poco sicuro nell’underground New Yorkese, e già da teenager sviluppò una forte passione per la fotografia che lo portò a ritrarre i suoi amici di allora. Divenne famoso per un libro che fece stampare di 50 pagine con una raccolta di sue fotografie che intitolò “The Kids Are Alright” nel 1999. Nel 2003, all’età di soli 25 anni, Ryan McGinley poteva vantare una mostra personale interamente sua presso Whitney Museum of American Art. 
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Oltre ciò, molti suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste e giornali come ad esempio il New York Times Magazine e Vogue per non parlare dei suoi soggetti, che includono -oltre ai modelli storici che sono i suoi amici- atleti, artisti, attori e fotomodelle. Una seguente esposizione al MoMA stabilì McGinley come uno dei più giovani e promettenti fotografi americani.
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Il perfetto equilibrio fra la natura e l’uomo pongono McGinley come punto fermo della fotografia mondiale attuale. Il contatto fra questi due mondi non è solo reso come docile o favolistico, ma anche tagliente, alle volte brutale come è appunto la natura, i suoi soggetti non fanno i conti solo con soleggiati e primaverili paesaggi, ma anche con la neve e le acque ghiacciate. Vedere l’effetto reale della natura di fronte alla nullità che è l’uomo senza le sue invenzioni (vesti) è sconcertante e fa riflettere. Non dimentichiamoci poi il fattore più importante nelle sue foto: la nudità. 
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Il nudo è aggressivo, il nudo è ribelle, è il marchio dell’adolescenza, è il compagno perfetto del sesso e va a braccetto con la trasgressione, e viene percepito non solo come sporco o denigrante ma anche come qualcosa di affascinante e provocatorio. Niente è scontato e ogni foto può avere la sua rappresentazione personale, fatto sta che McGinley ha suscitato e susciterà scalpore ancora per un po’!
 
Personalmente amo molto questo fotografo, non ne conosco molti in giro con questo genere di stile e talento e uno come lui serviva davvero. Nel 2016 c’era bisogno di lui e della trasgressione che ormai non colpisce ma che rimane sempre uno stile difficile da interpretare, ovvero il nudo. 
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Solitamente non può essere volgare e nemmeno esplicito, McGinley spazza via questi due paletti dimostrando la nuda e cruda verità: L’uomo non è nulla. 
Ed è così vero come concetto, che è quasi sconvolgente crederlo possibile esplicato nelle sue foto, ed ecco perché lo trovo così affascinante. 
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Amo in particolare il rapporto dei soggetti con la natura: in alcuni scatti sembra così dolce e spensierato, è un pugno nello stomaco quando subito dopo si vedono donne sanguinanti in mezzo alla neve, le costole su soggetti quasi anoressici che si contorcono in mezzo a una tempesta, una donna nuda gettata nel fango come una bambola rotta. La vastità della sua visionaria natura è spaventosa e attraente, così affascinante da lasciare perplessi. 
Vi ho lasciato una consistente galleria di immagini che personalmente sono fra le mi preferite!
Voi che ne pensate?

Parliamo di: Julia Margaret Cameron

Oltre ad aver studiato storia dell’arte e marketing di comunicazione, nel mio percorso formativo ho imparato anche quella splendida arte che è la fotografia.
Per quanto imparare si possa, ovviamente.
I giochi di luce che si possono creare con essa sono affascinanti e davvero suggestivi, non disdegno riempire i miei pomeriggi con rilassanti sessioni fotografiche.
Quindi per parlare di fotografia dovrei farne brevi cenni degli inizi come capita usualmente, ma io non sono una persona usuale, e desidero iniziare direttamente con Lei.
L’artista del passato che mi ha sempre dato più emozioni degli altri.

cameron5Il suo nome è Julia Margaret Cameron, scoperta ai tempi della scuola e portata nel cuore per sempre.

Io amo moltissimo la pittura romantica e preraffaellita e i suoi scatti si avvicinano moltissimo a questo stile perché l’obiettivo della fotografa era di rappresentare la realtà con un’arte che allora era considerata minore rispetto alla pittura o alla scultura, rappresentarla però in maniera più artistica possibile.

Riuscì nell’intento poichè la donna possedeva un delicato gusto artistico e ricercato senso estetico che la impressero nella storia della fotografia come una delle maggiori esponenti del pittorialismo.

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In breve, la Cameron nasce a Calcutta nel 1815, figlia di un’ufficiale inglese e di una nobildonna francese. Visse la sua vita in Francia fino al 1838, dopodiché tornò in India per sposare Charles Hay Cameron.

Si trasferì quindi a Londra nel 1848, quando il marito si ritirò dagli affari.

Nel 1860 la famiglia Cameron acquistò una proprietà nell’ Isola di Wight dopo aver visitato la tenuta del poeta Alfred Lord Tennyson (che ricordiamo averle commissionalo la rappresentazione di un suo ciclo di opere).

La proprietà venne chiamata Dimbola Lodge ed ospita tuttora un museo e una mostra fotografica della Cameron.

Nel 1863 nasce la passione per la fotografia e in breve la Cameron realizza i ritratti più profondi e mistici fino ad allora visti.

 

Tornerà successivamente a Celyon assieme alla sua famiglia, 1875, dove ebbe grosse difficoltà a reperire il materiale adatto all’attività di fotografa, ragion per cui i suoi lavori degli ultimi anni di vita non sono pervenuti fino ad oggi.

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Torniamo a soffermarci s questi scatti.

Gli splendidi ritratti (principalmente di donne ma anche di uomini anziani e bambini), celano un retrogusto non solo romantico -sotto vari aspetti- ma anche tipicamente vittoriano.

Parliamo infatti di una fotografa nata nei primi anni dell’800, e morta vent’anni dopo la prima metà di secolo.

Margaret iniziò a interessarsi alla fotografia nel 1863, quando ricevette in regalo una fotocamera dalla figlia Julia, e da lì nacque la passione più intensa della sua vita.

 

L’attività fotografica conquistò la Cameron a tal punto che, dopo aver sviluppato uno stile inconfondibile basato suo “fuoco” centralizzato,  praticò principalmente il ritratto e la rappresentazione allegorica di racconti e romanzi.

Ricordiamo in particolare che su  richiesta del poeta Alfred Lord Tennyson, Cameron illustrò il suo componimento “Idilli del Re” (Idylls the King) utilizzando personaggi in costume.

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Rappresentò molti altri componimenti, non è raro trovare sue immagini di Ophelia, di Ginevra e Lancillotto, Venere e Amore  o semplici ricostruzioni storiche (ricordiamo la “Donna di Gerusalemme”).

Ho sempre adorato la rappresentazione preraffaellita del mondo circostante, ma specialmente la loro personale rappresentazione della femminilità.

Queste donne esprimono delicatezza, mistero, austerità quasi divina ma allo stesso tempo molta umanità e dolcezza.  L’atmosfera che creano è semplicemente mistica.

Gli sguardi sono intensi, sia quando sono diretti e limpidi sia quando appaiono timidi e bassi, quasi timorosi o semplicemente immersi nel contesto.

La maggioranza esprimono emozioni nostalgiche d’altri tempi o addirittura d’altre epoche lontane.

Sognanti ninfe disegnate dalla luce, mi ha sempre  affascinato la tecnica del fuoco fuoco che usa Margaret, dà profondità e importanza ai soggetti mettendone in primo piano le espressioni, la postura o i gesti in pose talmente naturali che l’essere umano viene elevato su piani più alti ed eterei.
julia1In basso vi lascio una piccola galleria dove ho raccolto le fotografie che più mi piacciono della Cameron.

Ora che ho aggiunto il primo contenuto sulla fotografia mi sento meglio! comunque sia, spero vi possa piacere questa fotografa che stimo molto, in tal caso vi invito a esplorarne meglio la tecnica e le opere.